Sono arrivata nel buio a Kathmandu. Era notte e sono subito stata trasportata all’albergo. Di Kathmandu ieri notte ho visto solo l’aeroporto spoglio e le persone assiepate davanti all’uscita, molto tassisti che si lanciavano sui turisti appena sbarcati sperando di fare il colpo.

Stamattina mi sono svegliata e Letizia, mia tutor in Help Nepal, mi ha portata in una piccola pasticceria nepalese che è nata accanto a due grandi alberghi di Kathmandu. Ci si trovano brioches e cornetti, dolcetti alle mandorle e al cioccolato. Il tutto é piuttosto costoso. Seduta al tavolino davanti al mio tè al latte (il chai indiano) pensavo che 50 rupie per una brioches (cioè circa 50 centesimi di euro) se lo possono permettere forse un nepalese su 500.

Dalla larga vetrata osservavo i primi frammenti di vita nepalese dispiegarmisi davanti: studentesse con le gonne a pieghe e i calzini alle ginocchia, motociclette e camioncini affollati. Sono i tuk tuk, taxi collettivi che trasportano fino a venti persone assieme con destinazioni diverse.

Un’idea di quello che mi passava davanti.

E poi, nel pomeriggio: la rivelazione Hamro Ghar.

“Hamro Ghar” in nepalese significa “la mia casa”. Si chiama cosi’ il progetto di Help/Nepal per i bambini di strada. Hamro Ghar é una grande casa che si sviluppa su tre piani e sorge di fronte al tempio Pashupati. Questo enorme tempio induista è il maggiore di Kathmandu. Attorno alle sue mura si affollano a chiedere le elemosina tanti bambini dalle condizioni di vita disagiate. A volte sono orfani, alter volte I genitori non possono provvedere al loro sostentamento. Moltissimi di loro si fanno di  colla.

Arrivo in tuk tuk con Alessandro, volontario di Parma che è qui da un mese. Entriamo, e subito spuntano tanti piccoli visi sorridenti. Bambini dai due ai quindic’anni che ci osservano, ridono, ci prendono per mano. Visito le camere, ci sono tanti lettini a castello, c’è una cucina, un refettorio, un grande cortile. Salgo scortata da tanti bambini fino al tetto-terrazzo. Da qui si vede il sacro tempio d’oro di Pashupati. Una delle difficoltà maggiori del progetto sta nel far si che i bambini decidano di abbandonare la vita di strada per scegliere la casa. Qui trovano un tetto, un pasto non elemosinato, la scuola. Tutte le mattina fanno un corso di yoga! Una scricciola che si chiama Anisha ci abbraccia e mi chiede di prenderla in braccio. Le chiedo: “è vero che fate yoga?” e lei di colpo si mette a fare il saluto al sole con una precisione e una destrezza massima! Bellissimo, è la prima volta che vedo una bambina cosi’ piccola fare yoga!

Poi mi mostrano  il cortile e allora improvviso un rubabandiera, è un successo! Tutti coinvolti, felici, che si sfidano e partecipano, facendo anche delle gags da attori consumati.

Al calar della sera ce ne andiamo ed un senso di soddisfazione mi sale nel petto. Bye bye! Bye bye! Ci seguono fino al piccolo cancello azzurro e agitano le mani.

Noi cerchiamo un tuk tuk camminando lungo un vialone infestato dal fumo dei tubi di scappamento e dal traffico impazzito.