
Kali è una dea irata che fa parte del pantheon induista.
Icona ricchissima e simbolo forte, è raffigurata come un essere femminile dalla pelle blu o nera, con quattro braccia. In una mano ha una scimitarra, in un’altra la testa di un demone, la terza mano si apre a elargire benedizioni e la quarta regge un’altra arma, di solito una lancia o un tridente. Attorno al collo porta una graziosissima collana fatta di teschi, coordinata agli orecchini che sono due teste di demoni. La sua lingua è rosso sangue ed è esposta fino al mento. Il sangue sgocciola anche dalla lingua e sul corpo.
Sovente è in piedi sul corpo di Shiva, con un piede sul petto e l’altro sulla coscia. In alcune rappresentazioni è nuda, tranne che per i suoi ornamenti, quali una specie di gonna fatta di mani e arti mozzati attorno ai fianchi.
In occidente presa come icona femminista, irata e dominatrice, a causa del suo aspetto guerriero, ma anche per il fatto che il dio Shiva, di solito fiero e distruttore, giace svenuto, o prostrato ai suoi piedi.
In realtà il motivo di questa rappresentazione affonda nel mito induista, archivio interminabile e affascinante. Il mito più famoso recita che
“tanto tempo fa esistevano due demoni potenti e temibili chiamati Shumbhu e Nishumbhu. La loro forza cresceva a tal punto che riuscirono a usurpare il vasto impero del re degli dei, Indra, e poi fino a esiliare tutti gli dèi:Surya, Chandra, Yama, Varuna, Pawan e Agni. Esiliati e afflitti, gli dèi si ritrovarono nel regno dei mortali (la Terra) alla ricerca di una strategia per sbarazzarsi dei demoni definitivamente. Raggiunsero quindi l’Himalaya, per compiacere il cuore gentile di Parvati, la moglie di Shiva, pregandola di aiutarli nell’impresa. Accettando di aiutarli, dal corpo della Madre Parvati emerse una luce brillante che assunse la forma di una donna chiamata Ambika. La sua uscita dal corpo di Devi Parvati fece sì che essa si trasmutasse in color scuro e nero.La dea comincio’ una danza furiosa e divoro’ infine i corpi di uccisi dei demoni. La sua danza di distruzione continuavaa crescere e nessuno riusciva a fermarla. Fu per questo che Shiva, suo marito, si mescolò tra gli demoni da uccidere. Fu così che Shiva le permise di calpestarlo durante la danza di vittoria, perché questo era l’unico stratagemma rimasto per riportarla alla ragione e prevenire il mondo dalla distruzione totale. Kali Maa, quando vide che stava ballando sopra il corpo del marito, espose la lingua fuori dalla bocca in una smorfia di dolore e sorpresa”.
E’ parzialmente esatto dire la Dea Kali Ma è una dea della morte. Tuttavia, la morte che rappresenta è quella dell’io, della delirante visione ego-centrata della realtà. In nessun punto delle Scritture La si vede uccidere altro che demoni.
Di tutte le forme divine femminili, Kali è la più compassionevole perché Lei conferisce la liberazione – moksha, ai suoi figli. Lei è la controparte di Shiva. Sono i distruttori dell’illusione, dell’irrealtà. Quando l’ego incontra Madre Kali trema di paura, perché l’ego vede in lei la sua prossima scomparsa. Un individuo che è attaccato al suo ego non sarà in grado di ricevere la visione di Madre Kali e lei appariràspaventosa o in una forma “adirata”. Un’anima matura che si impegna nella pratica spirituale per rimuovere l’illusione dell’io vede Madre Kali molto dolce, affettuosa, e traboccante di amore incomprensibile per i suoi figli.
L’associazone tra la sessualità e la Madre Kali non è fondata sulla tradizione. Nelle storie indù non c’è nulla che la associa alla sessualità. E’ esattamente l’opposto. Kali è una delle poche dee nubili e dedite all’ascesi.

