
Il partito maoista aveva preannunciato un Primo Maggio di fuoco:
a migliaia i suoi sostenitori sarebbero arrivati dalle campagne e avrebbero fatto loro la città.
In molti a Kathmandu sono stati persino forzati, minacciati, a scendere in piazza e a manifestare per le dimissioni del Primo ministro, che si chiama come il Paese che governa: Nepal.
Da giorni i pullman si preparavano a partire in direzione della capitale, e i sostenitori del partito hanno raccolto fondi per settimane, di casa in casa, per fare le cose in grande, ed arrivare a scuotere la coalizione composta dal Nepali Congress e dall’ ULM.
Abbiamo deciso di non restare barricati nelle nostre case come la gran parte dei nepalesi scelgono di fare nel giorno delle grosse manifestazioni.
Siamo scesi curiosi a sbirciare quel che succedeva nelle strade, e ci siamo ritrovati immersi in una manifestazione enorme e molto pacifica di uomini, donne, ragazzini.
Centinaia e centinaia di bandiere rosse sventolavano al di sopra delle molteplici teste scure. Molti uomini si tenevano per mano, le donne sfilavano in fila indiana e i ragazzi portavano bandiere avvolte come bandane attorno alla fronte.
Sotto un sole alto e bollente il corteo ha sfilato lungo l’interminabile Durbar Margh, per poi terminare nel grande giardino Ratna Park.
Da due giorni la città sta vivendo un severissimo bandha, ossia la “chiusura”: uno sciopero radicale, che trasforma la città nello spettro di sè stessa. Nessun’auto, moto, bicicletta per le strade; nessun negozio aperto. Pochissimi ambulanti, e qualche grosso camion della polizia circolano nelle arterie principali.
Il Paese vive una situazione di caos politico: ci sono 3 partiti, tutti disinistra(!). Il Nepali Congress, L’ULM, ed il partito maoista. I maoisti inel 2008 hanno rovesciato la monarchia, dopo 239 anni di regno. Tuttavia, da allora, ancora non si ha una costituzione. Nel 2009 è stata creata l’assemblea costituente, che pero’ non ha ancora raggiunto nessun risultato concreto, ed è lontana dal trovare un’accordo sulla stesura di una Costituzione.
Il partito maoista, alle prime elezioni democratiche, è stato eletto con la maggioranza relativa del 30%, ma non ha ottenuto alcun ministero importante, ed il suo esercito rivoluzionario non è mai stato integrato all’esercito nazionale, che poi è l’ex esercito reale.
I maoisti rivendicano quindi un’influenza determinante sul paese, ma la coalizione di governo per ora non sembra disposta a cedere.
Il Paese è in bilico, l’equilibrio è instabile, ieri sera i manifestanti maoisti rimasti in città hanno appiccato un piccolo incendio nella zona delle ambasciate straniere. Oggi i gruppi di poliziotti in assetto antisommossa spuntavano dagli angoli delle strade.
Un chioschetto accanto a casa nostra per foruna è rimasto semiaperto, la saracinesca era abbassata per metà, ma la cucina attiva. Abbiamo cenato con riso e pollo.
Domani è un altro giorno, forse Kathmandu tornerà lentamente a respirare…




